Formazione 4.0 per affrontare la quarta rivoluzione industriale

Nel discutere problematiche collegate al lavoro, penso si debba, sempre, partire da un concetto che, ritengo, sia stato alla base anche del sentimento di coloro che hanno stilato il testo della nostra Costituzione: il lavoro dà dignità e indipendenza alle persone, elementi fondamentali per poter vivere in modo soddisfacente. 

Lavorare però non deve significare sacrificare tutta la propria giornata in attività che non permettano di avere momenti di riposo che danno alle persone la possibilità di riflettere, acculturarsi e vedere le bellezze della vita. 

Lavorare non è il fine della nostra vita ma un mezzo per meglio “viverla” e la finalità del lavoro non è la fatica ma il soddisfacimento delle nostre capacità. 

Allora ben vengano le tecnologie che coadiuvano l’uomo nei lavori ripetitivi, pericolosi e faticosi. 

Pensiamo ai robot collaborativi, essi affiancheranno l’uomo, che dovrà saperli gestire, per sostituirlo nelle attività che meno danno una interiore soddisfazione. 

La tecnologia di fabbrica, al contrario di quanto pensano alcuni, riporterà l’uomo al “centro”, perché saranno le persone a programmarla, svilupparla e renderla efficace. 

L’ingresso di nuove tecnologie, che seguendo le indicazioni del progetto Industria 4.0, imporrà una rivoluzione culturale alle aziende, sia da un punto di vista dei prodotti che dei processi produttivi, spingerà le persone verso attività culturalmente più elevate, ad una occupazione di qualità. 

Può nascere la preoccupazione che, particolarmente in una prima fase, l’ingresso di sistemi tecnologici avanzati possa provocare la fuoriuscita di alcune maestranze dall’azienda. 

Comprendo che tutti i fenomeni innovativi debbano essere valutati e che il futuro possa rappresentare delle incognite. 

Ma, se si valutano con attenzione le potenzialità dell’avvenimento che si sta sviluppando e che non è nato improvvisamente come un uragano ma è frutto di continua ricerca, nel medio periodo, non potrà che portare a vantaggi occupazionali. 

D’altra parte anche l’invenzione della ruota ha, a suo tempo, stravolto l’attività dei primi umani, ma, pensiamo a quanto vantaggi ha avuto per la vita dell’uomo e quante nuove possibilità di lavoro, meno faticose, ha prodotto. 

Mi sembra poi astruso il pensiero di chi vorrebbe “tassare” i robot. 

Da quando si tassano le tecnologie e non il reddito da esse prodotto? 

Credo che la soluzione debba trovarsi nell’impegno delle aziende, e qui l’intervento sussidiario pubblico sarà essenziale, ad organizzare un piano di formazione, chiamiamolo Formazione 4.0, affinché gli operatori di impresa possano ampliare le proprie conoscenze e partecipare correttamente allo sviluppo di nuovi processi produttivi che rendano più competitive, internazionalmente, le aziende stesse portando nuova ricchezza a vantaggio di tutti. 

Un importante compito lo avrà la scuola che dovrà meglio organizzare e indirizzare i propri programmi al fine di “creare” studenti pronti ad imparare, rapidamente, l’utilizzo delle nuove tecnologie e, ancora più, essere propositori di sviluppo. 

Più rapidamente e meglio si svolgeranno questi progetti di formazione, più breve sarà il possibile momento di transizione che andrebbe a risolversi senza l’utilizzo di nuovi progetti di welfare. 

Sta di fatto che nulla può fermare il progresso, bisogna prepararsi a promuoverlo e a saperlo utilizzare e non a subirlo. 

Per fare ciò Formazione 4.0 sarà essenziale.

Alfredo Mariotti - Direttore Generale di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE